La Gallinella Saggia Comics Prod.
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Il senso del tempo in A Clockwork Orange

The writer cannot retire from the battle;

He dies fighting.

(Anthony Burges)

La relazione a Fonte Avellana (PU) è introdotta da un breve ascolto del brano di pianoforte:

“Friends” e “Tango” di Anthony Burgess.

La trama di A Clockwork Orange in breve e la percezione dell’attesa.

Molte persone conoscono il film di Kubrick Arancia meccanica, ma pochi conoscono come

differisce l’opera scritta da quella cinematografica. Riassumo in due parole il libro Arancia

Meccanica e come il senso dell’attesa in esso si articoli in due fasi opposte. La storia narra le

avventure scellerate di un giovane ragazzo della periferia di Manchester, Alex DeLarge. Alex è il

presunto capo quindicenne di una banda di sbandati (i Droogs) che agisce di notte compiendo

atti criminali insensati e gratuiti; la sua carriera criminale terminerà in seguito al tradimento (in

realtà un atto di ripicca) di uno dei suoi degni compagni. Il protagonista del romanzo sconterà una

condanna per omicidio in un carcere minorile, dove si sottopone volontariamente alla cura

Ludovico, una cura che dovrebbe, nelle intenzioni del suo ideatore, generare un senso di

repulsione nei confronti della violenza. Non anticipo il finale perché il romanzo scritto da Burgess

ha un finale diverso rispetto al noto film di Stanley Kubrick. Ma torniamo al senso dell’attesa

presente nel romanzo. La storia presenta da un lato l’attesa attiva, vissuta da Alex come brivido e

preparazione all’azione, mentre dall’altro abbiamo l’attesa passiva (durante la carcerazione di

Alex); l’attesa passiva ha come ambientazione una reclusione claustrofobica che culmina

nell’estenuante e manipolatoria Cura Ludovico. La terza fase, non meno importante, è l’attesa

della redenzione, che però è stata scartata nell’edizione americana del libro dell’autore

quarantaquattrenne e quindi scartata anche da Kubrick, che ha preso spunto dall’edizione

americana del libro per scrivere la sceneggiatura.

Nella prima parte del libro l’autore presenta l’attesa come tensione e piacere, come preparazione

al male. L’attesa qui è dinamica, vissuta nei bar come il Korova Milk Bar, sorseggiando latte-più.

Lì, Alex e i suoi drughi pianificano le loro scorribande. In questa fase l’attesa non è noia ma

adrenalina pura, un intervallo necessario prima dell’esplosione liberatoria dell'”ultraviolenza” e del

totale controllo sulla vittima. Paradossalmente, il protagonista non è in grado di aspettare il futuro

oltre il momento immediato, quindi qui entra in gioco un elemento importante: la nemesi, il

destino beffardo. Il suo rifiuto di calcolare le conseguenze lo porterà ad un’attesa forzata quando

verrà arrestato per l’omicidio di una donna che vive in una casa piena di gatti, alla fine della prima

parte del romanzo. Nella seconda parte Burgess ci presenta l’attesa come reclusione: In prigione,

l’attesa assume un significato cupo e punitivo. Il tempo non scorre per essere goduto, ma per

“spezzare” l’individuo. Diventa l’anticamera di un lavaggio del cervello, che culmina nella Cura

Ludovico. Durante la Cura la costrizione all’immobilità fisica rende l’attesa insopportabile. In

questa fase, l’attesa di guarigione o di libertà è in realtà un’attesa della perdita della propria

umanità: Alex non impara a essere buono, ma viene meccanizzato al punto da provare una

nausea paralizzante al solo pensiero di compiere il male. Il messaggio profondo di Anthony

Burgess, presente nel capitolo 21 del libro, omesso da Stanley Kubrick perché non presente

nell’edizione americana di A Clockwork Orange, risiede proprio nell’impossibilità di forzare la

natura umana attraverso l’attesa di una redenzione imposta. La cura trasforma l’uomo in

un’arancia meccanica – organica fuori, artificiale e prevedibile dentro – l’uomo è privato del libero

arbitrio, ovvero della possibilità di scegliere tra il bene e il male.

Una breve biografia di John Anthony Burgess Wilson

Anthony Burgess (Manchester 1917 – Londra 1993)

Laurea in filologia e letteratura, nato compositore diventa scrittore all’età di 35 anni, dietro uno di

quelli che lui chiamava “impulsi estetici”. In Malesia e Borneo durante la guerra diventafunzionario addetto all’istruzione di letteratura e fonetica. Parla e scrive correntemente in Malese.

Rientrato in Inghilterra in seguito a un malore, gli viene diagnosticato un tumore celebrale che lo

spinge ad un’ipertrofica attività letteraria, nello specifico scrive cinque romanzi, due commedie,

numerosi racconti, copioni, sinfonie, sonate, traduzioni di sonetti, canzoni e musiche per la radio e

per il teatro. Opere satiriche, come “Devil of a state” e “The wanting seed” (“Il seme inquieto” in

italiano) lo hanno fatto accostare alla verve Swiftiana. la diagnosi di tumore celebrale risulterà

errata, ma è stata da stimolo per scrivere un’incredibile quantità di opere, teatrali, per la radio,

romanzi, racconti, saggi, opere musicali fino al 1993, anno della sua morte.

Due parole sul titolo.

Non è facile trovare qualcosa di nuovo da dire su A Clockwork Orange, opera di Burgess

pubblicata quanto l’autore aveva già quarantaquattro anni. Molto è stato detto negli anni di

quest’opera di Burgess, pseudonimo di Jack Wilson, Nato a Manchester da una famiglia Irlandese

cattolica, ma forse poco è stato detto riguardo al senso dell’attesa, oggetto di questo mio

intervento, che si riflette nell’ossimoro presente nel titolo, dato dalla presenza di un elemento

biologico (the orange) e un elemento meccanico (the clockwork) che, non a caso, rimanda alla

meccanica dell’orologio e quindi, per associazione, all’attesa, tema che vorrei trattare in questa

breve dissertazione. C’è anche un altro significato interessante, relativamente all’aspetto esteriore

dell’arancia; la buccia ha l’aspetto della pelle butterata dall’acne, come potrebbe essere la pelle

di un quindicenne, ovvero l’età del protagonista del libro. Ma questa è un’ipotesi che si è

semplicemente aggiunta ad altre nel corso della lunga storia della critica su questo lavoro di

Burgess.

Il significato originale del titolo, comunque, per stessa ammissione dell’autore in un’intervista del

1972 per la CBS, rimanda a una frase in slang londinese, udita da Burgess in un pub nel 1945.

L’espressione è: “as queer as … a clockwork orange” oppure “as queer as a left-handed

corkscrew” in cui si associano due elementi bizzarri in contrapposizione per sottolineare la

stranezza di un evento, di un comportamento, di un oggetto. Quindi Alex, il protagonista viene

considerato una mescolanza di meccanica e biologia, in una visione profondamente cattolica

della possibilità di scelta tra bene e male, sottolineando che si diventa un’arancia meccanica

quando non c’è più possibilità di scelta tra bene e male, ma si è educati (nel caso di A Clockwork

orange dalla Cura Ludovico, in 1984 di Orwell dal regime autoritario del grande fratello) da una

società repressiva che più che al bene e al male è più interessata al lecito e all’illecito. Rimando

alla lettura di Brighton Rock di Graham Greene per un’ulteriore distinzione tra bene/male lecito/ 1

illecito, sistematizzata dai tre personaggi principali del romanzo, Pinkie, Rose e Ida. Lo stesso

Burgess, rivolgendosi al lettore in una lettera presente in alcune edizioni del libro, afferma: (…)

when a man ceases to have free will, he is no longer a man. “Just a clockwork orange”, a shiny,

appealing object, but “just a toy to be wound-up (caricato a molla, nda) by either God or the Devil,

or (what is increasingly replacing both) the State.”

Per comprendere a fondo questa scissione, può essere utile un parallelismo con il concetto di 1

tempo e peccato in Graham Greene, in particolare nel suo romanzo Brighton Rock (La roccia di

Brighton). Mentre la società civile si cura solo di ciò che è lecito o Illecito (regole umane, legali e

temporali), la religione e l’anima si muovono sulla dimensione eterna di Bene e Male. In Greene, il

giovane gangster Pinkie (viene da pensare che forse il nome di Jesse Pinkman della serie

Breaking Bad possa essere stato ispirato dal Pinkie di Greene) e la devota Rose incarnano la

dimensione teologica del Bene e del Male: pur peccando, vivono in una dimensione spirituale

assoluta. Ida Arnold, al contrario, rappresenta la giustizia terrena, la morale borghese del “giusto e

sbagliato” che ignora l’anima. In A Clockwork Orange, Burgess sottopone al lettore lo stesso

dilemma; Alex subisce lo stesso dramma, lo stesso conflitto ma se lo Stato lo guarisce

dall’illegalità (rendendolo “lecito”), distrugge nel contempo la sua umanità, poiché la vera bontà

può esistere solo se l’uomo è libero anche di scegliere il male.Il concetto di tempo in A clockwork Orange

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Il personaggio principale del romanzo è Alex , o meglio A-lex, ovvero fuori dalla legge, o perfino –

quando si imbatte con i suoi drughi in un professore che sta uscendo da una biblioteca a tarda

ora – “tutore” della legge, – in questo caso “a” funge da articolo indeterminativo “una” – ma in una

sorta di gioco moralistico e crudele.

Il tempo è vissuto da A-lex e i suoi drughi come un’entità astratta, immobile. Per essi non esiste il

passato (non provano rimorsi per il male commesso) e non esiste il futuro (trattano gli anziani in

modo orribile, senza pensare che anch’essi lo diventeranno). Vivono il presente come un gioco

con un sottofondo musicale antico, che – questo si vede anche nell’adattamento di Kubrick –

riesce a rendere grottescamente estetiche le scene di violenza presenti nel film. C’è, attraverso la

musica, una ricerca del bello e dell’armonico che però si estrinseca in atti di violenza gratuita,

immotivata, ma forse per questo esteticamente coinvolgenti. Si pensi, per inciso, all’acquisizione

da parte di Kubrick dei diritti della canzone “singing in the rain”, nata da un’improvvisazione

dell’attore che impersona Alex, Malcolm McDowell, durante la tristemente famosa scena

dell’aggressione domestica operata dai drughi in casa di uno scrittore che sta, ironia massima,

scrivendo il suo capolavoro “A clockwork orange”, che Alex legge anche in parte prima di

strappare il manoscritto con la solita ferina malvagità. Paradossalmente viene da pensare che qui

la violenza, ovvero l’ultra-violenza, possa essere associata al concetto Keatsiano di “Art for Art’s

sake”. Per Keats l’arte non ha bisogno di spiegare il tangibile attraverso la logica o la scienza,

l’esperienza estetica offre una forma di conoscenza superiore e autonoma, capace di convivere

con l’incertezza, il mistero e il dubbio. Il dubbio risiede nell’evidente dualismo di Alex. Sì, perché

In A-lex coesistono due nature. Il super io, quando è la legge (“A”-lex) e l’inconscio quando è

fuorilegge, (Anti-lex).

Il tempo narrativo

La versione inglese del libro consta di 3 parti e 21 capitoli. Il numero 21 è un riferimento

importante per Burgess, in quanto rappresenta, nell’Inghilterra degli anni ‘60, la maggiore età.

Infatti, nel capitolo 21, considerata da Kubrick quasi un’appendice, in quanto non viene affatto

considerata nella sceneggiatura del film, scritta, caso quasi unico a parte forse Barry Lyndon,

dallo stesso regista di Shining. Nel capitolo 21 c’è una vera e propria redenzione di Alex, che,

nello stesso luogo in cui inizia il libro, ovvero il Korova Milk Bar, sente che non è più interessato

all’ultra-violenza, anzi, vedendo un suo ex drugo pensa che vorrebbe, come l’ex compagno di

merende, una moglie e un figlio.

Questo fa riflettere su come in gioventù si possa voler vivere sensazioni forti che annullano il

senso del tempo, ma anche che talvolta il teenager, diventato più grande, perde interesse in

quello che una volta gli dava emozione, come se uscisse da una sorta di circolo vizioso, per

pensare di entrare in un’età adulta e consapevole. Importantissima sarebbe stata, nel caso di Alex

– una sorta di icona del ragazzo ribelle -, la presenza di genitori capaci di dare un senso al

presente, creare una prospettiva futura, dare un valore al sacrificio quotidiano, valorizzare la

relazione matrimoniale, che lo stesso Burgess definisce in Beard’s Roman Women (1974), dopo la

morte della moglie nel 1968 : “…more than twenty-six years spent constructing a mithology, a

joint memory bank, a signaling system of grunt and touch”. Un patto a lungo termine, quindi, che

riesce a dare un senso al vivere e una prospettiva futura attraverso I figli. Burgess quindi era

contro quella che chiamava una “poligamia legale”, ovvero l’abitudine tutta americana di

divorziare non appena svanita la passione iniziale.

Purtroppo i genitori di Alex ( il verbo che li definisce nella neo-lingua di Burgess è “rabbiting”, un

verbo che associa il lavoro alla caccia di conigli, o al blaterare inutilmente). Da linguista mi

dispiace dire che l’associazione di rabbit con la mancanza di coraggio, che verrebbe quasi

spontanea, non funziona perché per gli inglesi l’animale pauroso per eccellenza è il pollo.

Il tempo musicale

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Alex DeLarge: il riferimento è ad Alessandro Il Grande. “De”, rimanda al francese “le” ma imita

il fonema “the”.Si parlava poco fa del ventunesimo capitolo, quello omesso da Kubrick in quanto assente

nell’edizione americana del libro . Quando Alex si rende conto che vorrebbe cambiare vita, 3

finalmente il circolo vizioso del male si sblocca . Da cerchio immobile e distruttivo della giovinezza 4

diventa una linea evolutiva verso l’età adulta e consapevole. Subentra quello che si potrebbe

definire “il tempo musicale”, un tempo che ha un ritmo, forse adagio o andante, ma comunque

un’armonia e una direzione, dove la famiglia e i genitori, nel loro atteggiamento di cura nei

confronti del figlio, possono diventare custodi capaci di dare un senso al presente e una

prospettiva al futuro. In questo, ripeto, i genitori di Alex mancano l’obiettivo completamente, sono

raffigurati in maniera grottesca, incapaci di relazionarsi con quel figlio particolarmente perverso,

addirittura pronti a scambiarlo con un inquilino acquisito durante la detenzione di Alex. In questa

descrizione del rapporto con i genitori non manca un elemento autobiografico di Burgess, che

perse la madre quando aveva un anno, a distanza di quattro giorni dalla sorella. Il comportamento

paterno diede a Burgess bambino la forte impressione che il genitore avrebbe preferito la morte

del figlio maschio, quindi la sua morte, a quella della madre e della sorella. Ma non è l’unico

elemento autobiografico che ha condizionato la trama del libro, come vedremo più avanti.

L’attesa e il sistema carcerario di A Clockwork Orange

Il sistema carcerario in generale e in particolare quello rappresentato da Burgess ha una falla

molto importante quando si vuole riabilitare un adolescente. La ricostruzione del sé, la

riabilitazione non può avere luogo se non con la collaborazione della famiglia, che nel caso

specifico di A-lex dovrebbe rimettersi in discussione relativamente al comportamento anaffettivo

nei confronti del figlio. Curioso ricordare che Burgess, ripeto, che aveva perso la madre e la

sorella quando era piccolissimo, sentiva che il padre avrebbe preferito che fosse morto lui anziché

loro. Questo fa intendere quanto abbia pescato dal suo subconscio Burgess per dipingere i

genitori di Alex. In effetti entrambi sono come lui aveva percepito il padre. Probabilmente molti

altri autori hanno attinto a questo patrimonio di psico-sociologia giovanile, basti pensare al

personaggio di Jesse Pinkman di Breaking Bad, al quale i genitori preferiscono il fratello piccolo,

nei confronti del quale comunque Pinkman mantiene un rapporto di ostinata omertà che va tutta a

favore del fratellino apparentemente perfetto e a sfavore dello spacciatore criminale Pinkman.

Sappiamo anche della profonda stima nutrita da Burgess nei confronti del già citato Graham

Greene, al quale aveva dedicato l’opera satirica “Devil of a State”. Apprezzava molto la sua

visione cattolica del conflitto tra bene e male e la prosa quasi compiaciuta nella descrizione della

5

spirale di violenza in cui cade l’uomo preda del male .

Il tempo guarisce? Ovvero il trauma personale dietro l’opera.

La violenza cieca descritta nel libro ha radici tragiche e autobiografiche. Nel 1944, durante la

Seconda Guerra Mondiale, la prima moglie di Burgess, Llewela Jones, fu aggredita e violentata a

Londra da quattro soldati americani disertori. La donna, incinta, perse il bambino a causa delle

percosse. Burgess riversò questo trauma e il proprio senso di colpa per non averla potuta

proteggere nella straziante scena dell’aggressione a casa dello scrittore presente in Arancia

Meccanica. Colpisce però come Burgess trascenda questo evento facendolo diventare per breve

tempo un “book in a book”, attraverso quella che definiremmo una post-profezia metatestuale.

Nella celebre scena dello stupro a casa dello scrittore, la vittima sacrificale sta scrivendo un

saggio intitolato proprio A Clockwork Orange. Alex ne legge una parte prima di distruggerlo, in un

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Anthony Burgess, A Clockwork Orange, Buccaneer Books, New York, 1962

Questa edizione è quella presa come riferimento per l’analisi del testo che si riporta in questa

sede. Il testo dell’edizione americana è monco del capitolo 21, presente nell’edizione originale

inglese, scartata dall’editore americano perché a suo dire “irrealistica”. (Nda)

. Viene da pensare quanto forse l’appassionato di James Joyce Anthony Burgess volesse riferirsi 4

qui anche al concetto vichiano di corsi e ricorsi presente in Finnegan’s Wake.

C’è però da dire che Greene liquidò Burgess come uno scrittore che amava troppo essere 5

intervistato dalla televisione e decisamente autocentrato. Dal canto suo Burgess non rispose mai

alle critiche mosse dall’autore, ma ebbe a dire che Greene era uno scrittore senza amici.cortocircuito metatestuale unico che però ci offre un’ importante chiave di lettura del romanzo.

Cito dal testo originale Il brano letto dal A-lex:

“The attempt to impose upon man, a creature of growth and capable of sweetness, to ooze juicily

at the last round the bearded lips of God, to attempt to impose, I say, laws and conditions

appropriate to a mechanical creation, against this I raise my sword-pen”

La frase che A-lex legge durante l’irruzione nella casa dello scrittore, esprime Le necessità del

rifiuto di imporre regole meccaniche e artificiali all’essere umano, definito come una creatura

biologica capace di dolcezza e in continua evoluzione, che alla fine del suo percorso spirituale si

può ricongiungere al divino. Io scrittore, che nel brano – una vera e propria manifestazione di

intenti – brandisce la “spada-penna” come strumento di difesa della libertà naturale contro

l’imposizione di una natura robotica, ha un tono molto solenne, quasi biblico quando richiama la

succosità (ooze juicily/l’atto di trasudare succo) dell’anima che si ricongiunge naturalmente a Dio. È una sorta di nuovo cantico dei cantici, in cui “the juice of my pomegranate”, ovvero il succo dei

melograni rappresenta la pienezza dell’uomo peccatore quando incontra la misericordia di Dio.

Il tempo musicale del “nadsat”, ovvero lo slang come musica.

Parlando di A Clockwork Orange non si può non citare il “nadsat”, ovvero il linguaggio inventato

da Burgess per caratterizzare i suoi drughi. La stessa parola “nadsat” è il suffisso russo per

indicare la parola inglese “teen” da apporre dopo i numeri da tredici a diciannove. La lingua usata

da Burgess è un misto di Inglese, russo e slavo che l’autore ha utilizzato per renderla a-

temporale. Per esempio la parola Droog, ovvero friend, amico viene dal russo Drug, così come il

termine gulliver, non riferendosi affatto a Swift e ai viaggi di Gulliver, indica invece la testa.

Malchick, dal russo Malčic indica boy, ragazzo. O anche il verbo viddy, dal russo videt, o, per

finire, Horrorshow (forse la parola più azzeccata del nadsat) per indicare good, oppure well, dal

russo Khorosho. Ma perché Burgess ha usato il nadsat? Questa lingua pseudo-russa usata in un

romanzo che non posso fare altro che definire distopico (scusate il termine, adesso molto

abusato) rappresenta una scelta di ribellione anni ‘70 nei confronti della lingua inglese, quasi a

favore di una Russia minacciosa in tempi di guerra fredda. Per i droogs era come parlare la lingua

del nemico. Quindi qui la lingua ha una doppia funzione: ferma il tempo nei fatti contemporanei

alla scrittura del romanzo, la guerra fredda, ma nello stesso tempo cristallizza lo slang in un

codice irripetibile, e quindi unico. Questo è il contributo al romanzo del Burgess linguista, o meglio

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glottoteta . Glottoteta e, aggiungerei, compositore di musica. Oltre a trentatré libri Anthony

Burgess ha scritto innumerevoli pièce per musica da camera, flauti (era innamorato del preludio

dell’Après-midi d’un faune di Debussy). Burgess ha cercato quindi nella parola la musicalità delle

note. Cosa non rara negli scrittori, sempre alla ricerca della musica nascosta delle parole. A tal

riguardo viene da pensare a Flaubert, che ripeteva brani della sua prosa urlandone o

sussurrandone la musicalità davanti alle onde delle coste Normanne. Una piccola notazione è

necessaria in merito al termine Klootch, che in nadsat indica Key, ovvero chiave. C’è da dire che

in Jargon Chinook 7

tale termine (con il suffisso man aggiunto dagli inglesi) indica il sesso

femminile e anche il genere, quindi c’è sia l’introduzione del genere dell’oggetto, che scopriamo

femminile come in francese, in italiano e altre lingue neolatine, sia la parola femmina, associata ai

nativi americani. E ci troviamo di nuovo in una situazione in cui la sessualità, anche violenta, in

quanto il termine usato alla fine dell’800 aveva già negli anni sessanta una valenza negativa;

quindi di nuovo negatività e giudizio in A-lex e nel suo linguaggio specifico, che ha una grossa

parte nella narrazione dell’adolescenza da parte di Burgess.

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Un glottoteta (o glossopoieta) è chi progetta o crea una lingua artificiale. Il termine viene dal

greco glôssa (lingua) e thétēs (colui che stabilisce), il termine indica figure come Ludwik Zamenhof

(inventore dell’Esperanto) o autori che creano idiomi per opere letterarie, come J.R.R. Tolkien e,

appunto, Burgess. (Fonte Enciclopedia Treccani 2026)

Chinook sono un gruppo di tribù native nordamericane storicamente stanziate lungo il corso 7

inferiore del fiume Columbia, tra gli attuali Stati di Washington e dell’Oregon. Abili navigatori e

commercianti, parlavano le linguechinook esononoti storicamente anche per la pratica di deformare il cranio per scopi estetici e di status sociale.